La nuova Legge di Bilancio introduce una “stretta” che potrebbe dimezzare il valore degli anni riscattati per chi vuole uscire prima dal lavoro. Conviene ancora investire migliaia di euro per un anticipo che si riduce?
Il riscatto della laurea è uno degli strumenti più discussi per chi pianifica il proprio futuro previdenziale. Spesso visto come un “acquisto di tempo”, permette a fronte del pagamento dei contributi da riscatto, di far valere gli anni di studi universitari in anni validi per maturare il diritto alla pensione. La Legge di Bilancio 2026 sta introducendo cambiamenti significativi che, se confermati, ne modificano la convenienza .In questo articolo facciamo chiarezza su come funziona oggi e cosa cambierà a breve.
Cos’è il riscatto di laurea?
Il riscatto della laurea è un istituto che permette di coprire a fini pensionistici i periodi corrispondenti alla durata legale del corso di studi. In pratica, è possibile “acquistare” quegli anni per farli figurare come anni di lavoro effettivo nel proprio estratto conto INPS.
Quali titoli si possono riscattare?
- Diplomi universitari (lauree triennali);
- Lauree specialistiche o magistrali;
- Diplomi di specializzazione post-laurea;
- Dottorati di ricerca;
- Titoli AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale).
Attenzione: non è possibile riscattare gli anni “fuori corso” né i periodi già coperti da altri contributi (ad esempio se si lavorava durante gli studi).
Le tipologie di riscatto
Esistono due modalità principali per riscattare gli anni di studio, con differenze profonde in termini di costi e impatto sull’assegno:
Il Riscatto Ordinario :È la modalità classica. Il costo viene calcolato con il metodo della “riserva matematica” (per chi ha periodi nel sistema retributivo) o con il calcolo percentuale (per il sistema contributivo). In quest’ultimo caso, l’onere è pari al 33% dell’ultima retribuzione annua moltiplicato per gli anni da riscattare. È spesso molto oneroso, ma può aumentare significativamente l’importo della pensione futura.
Il Riscatto Agevolato: Introdotto nel 2019, permette di riscattare gli anni di studio a un costo fisso e ridotto (circa 6.123 ,15 euro per ogni anno nel 2025). Ha costo decisamente inferiore rispetto all’ordinario può essere richiesto per periodi che ricadono nel sistema contributivo (post 1996) oppure , se si hanno contributi precedenti al 1995 , scegliere l’agevolato obbliga al ricalcolo totale della pensione con il metodo contributivo che solitamente è meno generoso di quello misto.
Le novità della Legge di Bilancio 2026: la “Stretta”: La Manovra 2026 introduce una riforma che se confermata penalizza chi intende usare il riscatto per uscire anticipatamente dal lavoro. Ecco i punti chiave del maxiemendamento:
Per chi maturerà i requisiti per la pensione anticipata dal 1° gennaio 2031, gli anni riscattati subiranno una decurtazione progressiva ai fini dell’anzianità. In sintesi, i contributi riscattati varranno ancora per aumentare l’importo dell’assegno, ma varranno “meno” per anticipare prima l’uscita dal lavoro:
| Anno maturazione requisiti | Taglio mesi riscattati | Esempio: riscatto di 5 anni (60 mesi) |
| 2031 | – 6 mesi | Valgono solo 4,5 anni |
| 2032 | – 12 mesi | Valgono solo 4 anni |
| 2034 | – 24 mesi | Valgono solo 3 anni |
| Dal 2035 | – 30 mesi | Valgono solo 2,5 anni (dimezzati) |
Finestre mobili più lunghe: Oltre al taglio dei mesi, si allunga l’attesa per ricevere il primo assegno. La “finestra” tra il raggiungimento del requisito e il pagamento della pensione anticipata passerà gradualmente dai 3 mesi attuali fino a 6 mesi nel 2035.Il Governo ha precisato che le nuove regole non dovrebbero essere retroattive per chi ha già effettuato il riscatto o ha un piano di rateizzazione in corso prima dell’entrata in vigore della legge.
Conclusioni: conviene ancora? Il riscatto di laurea sta cambiando natura: da strumento per anticipare la pensione sta diventando uno strumento per irrobustire l’assegno pensionistico. Ma la domanda sorge d’obbligo: Per incrementare il futuro assegno pensionistico, sopratutto per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, l’adesione alla previdenza integrativa non è forse lo strumento più adatto?

