LA PENSIONE DI INABILITA’

10 Maggio 2021 | News, Previdenza, Senza categoria

L’Inabilità  non permette più di svolgere alcuna attività lavorativa ed è la condizione più grave in cui può trovarsi un lavoratore in fase attiva. Gli Enti di previdenza prevedono la Pensione di Inabilità per i loro iscritti. Nonostante maggiorazioni e bonus gli importi non sono sufficienti per coprire adeguatamente questo stato.

Come confermato dalla sentenza della Cassazione n° 9500 dell’ 11/05/2015 l’inabilità  è la condizione in  cui un soggetto a seguito di una infermità o di un difetto fisico o mentale permanente, perde la capacità di poter svolgere qualsiasi lavoro retribuito. A differenza dell’invalido che conserva seppur in maniera residuale la capacità di produrre reddito l’inabile in seguito alla propria condizione (100% del grado di invalidità) perde qualsiasi capacità di potere svolgere un lavoro retribuito. Si tratta della condizione più grave in cui un lavoratore può trovarsi durante gli anni della fase di lavoro attiva. Gli Enti di previdenza (INPS e Casse Professionali) garantiscono ai loro iscritti una tutela previdenziale: La Pensione di Inabilità.

I requisiti per attivare questa prestazione in INPS sono i seguenti:

  • Requisito sanitario: perdita del 100% della capacità di svolgere qualsiasi lavoro;
  • Requisito contributivo: almeno 5 anni (260 settimane) di contribuzione, di cui 3 nell’ultimo quinquennio
  • Cessazione dell’attività lavorativa

I requisiti previsti dalla Casse professionali variano a secondo del regolamento della Casse stesse ma in generale sono questi:

  • Requisito sanitario: perdita del 100% della capacità di svolgere la professione;
  • Requisito contributivo: variabile in ogni Cassa a secondo dei quanto previsto dal proprio regolamento ( in alcune è prevista la differenziazione tra Inabilità da Infortunio e Inabilità da Malattia);
  • Cessazione dell’attività professionale

Ma a quanto può ammontare una Pensione di Inabilità per un lavoratore attivo ? Nelle gestioni INPS all’iscritto  viene applicata una maggiorazione contributiva che consiste in un accredito figurativo sul montante contributivo maturato al momento della domanda. Questo accredito figurativo permette di maggiorare la prestazione di Inabilità dei contributi mancanti fino al 60° anno ed entro un limite di 40 anni. Per esempio, un lavoratore dipendente di 45 anni e con 15 anni di anzianità contributiva a cui viene riconosciuta un’invalidità totale del 100% vedrà l’importo della sua pensione calcolato su 30 anni di contribuzione, anziché sui 15 effettivamente maturati.

Vediamo nel seguente come viene calcolata una Pensione di Inabilità:

Il signor Verdi all’età di 45 anni a seguito di un grave incidente viene dichiarato Inabile dopo 20 anni di contribuzione da dipendente. Al momento della domanda il suo montante contributivo è di Euro 175.000,00. La somma delle retribuzioni lorde annue dell’ultimo quinquennio è pari ad Euro 150.000,00. L’accredito figurativo riconosciuto sarà dato da:

Euro 150.000,00 X 33%= Euro 49.500,00: 5 = 9.900,00 X 15 ( anni mancanti al 60°)= Euro 148.500,00

L’accredito andrà a sommarsi al montante già maturato di Euro 175.000,00 dando luogo a un nuovo montante contributivo di Euro 323.500,00. La Pensione di Inabilità sarà data da Euro 323.500,00 X 4,186% (primo coefficiente utile)= Euro 13.541,71 annui lordi.

Anche nelle Casse professionali generalmente l’importo delle Pensioni di Inabilità prevede delle maggiorazioni figurative e degli importi minimi . Tuttavia, nonostante gli Enti di previdenza obbligatori prevedano maggiorazioni le stesse non sono adeguate per soddisfare i bisogni economici di chi versa in questa condizione. Il ricorso a soluzioni integrative privatistiche e assicurative diventa fondamentale per limitare l’impatto economico prodotto dall’Inabilità.

 

 

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